Pazienti terminali e Pronto Soccorso.

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xx46it
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Pazienti terminali e Pronto Soccorso.

Messaggio da leggere da xx46it » 05/10/2016, 18:19

http://roma.repubblica.it/cronaca/2016/ ... 149144884/

Un fatto di cronaca sanitaria, il dubbio che mi sorge è quello se sia normale per un pz a termine morire in P.S.
Non è meglio strutturare il territorio? E' già strutturato, ma poco e male ? Oppure sarebbe bastato spiegare, senza rigiri, la situazione ai familiari?
Il problema è che oggi morire a casa propria non è contemplato.
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Re: Pazienti terminali e Pronto Soccorso.

Messaggio da leggere da franco » 05/10/2016, 18:49

56 ore in pronto soccorso.
Spaventoso.

La storia parte da un problema di valutazione oncologica che ha prospettato anni ad una persona che aveva mesi di vita.
Poi l'assistenza domiciliare assente che dovrebbe essere attivata il prima possibile.
A Bologna c'è l'ANT dove ci sono medici e colleghi preparati e sono in collegamento con gli hospice percui in caso di ricovero urgente non si va in un PS ma diretti in reparto.
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Re: Pazienti terminali e Pronto Soccorso.

Messaggio da leggere da Dearg-Due » 05/10/2016, 20:53

xx46it ha scritto:...
Il problema è che oggi morire a casa propria non è contemplato.
Il problema maggiore è che la gente somara non contempla il morire.
Disarmante... disarmante e sconcertante accorgersi di quanto colei che consideravi unica era in realtà una povera psicopatica patetica e sfigata.

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Re: Pazienti terminali e Pronto Soccorso.

Messaggio da leggere da franco » 06/10/2016, 19:56

Ma vedi Dearg il problema è chi ti segue al domicilio.
Se hai medici e infermieri competenti sei tranquillo, se non ti segue nessuno per un non sanitario può essere solo terribile.
Attivare l'assistenza domiciliare e conoscere la competenza di chi ti segue richiede tempo e non è immediato.

Quando poi la malattia è a livello polmonare che vuol dire morire in modo terribile per soffocamento è difficile da gestire in ospedale, al domicilio è peggio.
Il PS è purtroppo una soluzione, la sola soluzione quando non si è entrati sotto la gestione di servizi oncologici tipo Hospice e domiciliari.
Ma se il PS deve inviare il paziente nei servizi adatti perchè 56 ore su di una barella?
Non è giusto, non è umano. : WallBash :
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Re: Pazienti terminali e Pronto Soccorso.

Messaggio da leggere da Dearg-Due » 06/10/2016, 20:28

Su eventuali errori di processo non entro nel merito, non so come siano andate le cose, non c'ero, solo chi ci lavorava in quel momento può sapere se questo fatto sia dipeso da un affollamento momentaneo, un eccesso di accessi (spesso impropri come questo) oppure ad una generica disorganizzazione mista a disinteresse (quest ultimo non lo voglio credere).
Il punto è (e ripeto, anche se non conosco i fatti nello specifico, quindi posso solo fare ipotesi), che dubito fortemente che il paziente sia arrivato al PS in auto accompagnato da un familiare, verosimilmente ce l'ha portato l'ambulanza.
Allora, visto che diversamente da 30 anni fa adesso l'operatore del 118 ti fa il terzo grado prima di decidere se mandarti il mezzo o no, e pare anche che dovrebbe anche essere in grado di discernere l'opportunità del medico a bordo (visto che noi siamo troppo stupidi per poter avere i Paramedics come nei paesi civili, qui ci vuole il dottorone), nel caso ci fosse stato il medico a bordo e quindi che questo avesse preso visione delle condizioni del paziente, avrebbe dovuto fare esattamente come fece quel medico che venne a casa dei miei suoceri 17 anni fa, quando la nonna di mia moglie, ormai 97enne, fece un edema polmonare (era cardiopatica, scompensata, ipertesa, ma a parte questo nient altro).
Siccome fortunatamente noi eravamo a cena proprio lì e la signora cominciò a respirare male dopo cena, appena andata a letto, riconoscendo i prodromi dell'edema polmonare, cominciammo a trattarla immediatamente (grazie anche alla cugina di mia moglie, medico, che era a cena dai suoi genitori due portoni più in là).
Quando arrivò l'ambulanza, il doc prese atto della situazione e, dopo aver effettuato una visita ed un ecg consigliò di non portarla nemmeno in ospedale perchè non avrebbe retto il trasporto.
Infatti ci lasciò qualche altra fiala di Lasix, un paio di Lanoxin e dell'ossigeno.
La signora morì un'ora dopo.
MA se invece di una equipe di gente con le palle ci avessero inviato dei somari patentati e l'avessero trasportata al PS, i sanitari del PS sarebbero stati impegnati in termini di risorse umane e materiali senza poter comunque ottenere nessun risultato.

Comunque sia andata per il paziente oggetto del thread, quando un paziente è definito terminale e si osserva un peggioramento (e grazie al pipi, sennò non sarebbe terminale), si lascia fare, al massimo si può e si devono correggere tutti quei sintomi che possono arrecare sofferenza, e quasi sempre si tratta di cose che si possono fare tranquillamente al domicilio.
Anche a me è successo di rilevare una FC di 180 e respiro umido e con crepiti in una paziente terminale,
Giovine ed inesperto (venti anni appena), chiamai il mdg che ovviamente somministrò del Lasix e del Lanoxin in bolo, avendo rilevato una congestione del circolo polmonare.
I parenti di questa donna, quando ci videro lavorare attorno alla congiunta, quasi si incazzarono dicendoci "ma cosa fate, gli esperimenti?", al che il medico rispose "sappiamo tutti che la signora sta morendo ma io non la lascio affogare", zittendo immediatamente quei signori.
Ecco, un'ambulanza con personale preparato ed esperto forse avrebbe potuto riconoscere e trattare una situazione similare direttamente al domicilio di questo paziente risparmiandogli il viaggio e l'attesa in una barella (della quale probabilmente nemmeno si è reso conto).
E questo senza impegno del PS, delle sue risorse umane, professionali e tecniche.
Ma, prima di questo, la gente deve imparare ad accettare la morte come un evento naturale ed inevitabile, specialmente se la situazione è conosciuta da tempo.
La morte non è stata sconfitta, e mai lo sarà, ma pochi se ne rendono conto.
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Re: Pazienti terminali e Pronto Soccorso.

Messaggio da leggere da franco » 06/10/2016, 21:25

Però 56 ore in barella in un PS
Sono 24+24+8
Sono 3-4 giorni, (dipende come si accavallano le ore) e continua a non avere senso, il PS non è un ambiente dove gestisci un paziente in modo dignitoso è e resta "un luogo di passaggio".
Davvero non c'era un posto letto nell'ospedale, in un hospice, in una lungodegenza convenzionata?
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Re: Pazienti terminali e Pronto Soccorso.

Messaggio da leggere da Dearg-Due » 06/10/2016, 22:06

Appunto, molto probabilmente avrebbero dovuto lasciare quel paziente a casa.
Lungodegenze e hospice sono purtroppo sempre pieni, così come i reparti di geriatria, non è una novità.
Immagino comunque che qualche posto letto in quell'ospedale ci fosse, ma anche qui sarebbe da vedere dove, un paziente del genere non può essere messo in una pediatria, nemmeno in una ginecologia, ma neanche in urologia o pneumologia, insomma comunque non in un posto dove avrebbe potuto occupare un letto per qualcuno con più urgenza.
Qui si deve capire se il problema si sia verificato per una congiuntura sfavorevole, un insieme di situazioni, o per disinteresse/disorganizzazione del personale.
Poi sicuramente ci sarebbe molto da discutere sulla mancanza di comunicazione fra ospedale e territorio e soprattutto della mancanza di un vero territorio, un territorio che nei paesi civili è operativo 24h su 24, in costante collegamento con gli ospedali e con gli specialisti.
E' vero che 56 ore in barella non sono dignitose per nessuno, ma senza conoscere i fatti si possono fare solo illazioni.
Poi ripeto che se si comincia a parlare di scarsa organizzazione dei servizi è come sparare sulla Croce Rossa, e non finiremmo prima di Natale.
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