Rianimazione paziente terminale

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Decatron
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Rianimazione paziente terminale

Messaggio da leggere da Decatron »

Buongiorno, volevo chiedervi un informazione, nei casi in cui si assiste a pazienti terminali a domicilio che sono in stato di sedazione profonda e sopraggiunge l'arresto cardiocircolatorio, la RCP non deve essere eseguita?
Perché su internet le informazioni sono poco chiare e si parla di situazioni di incompatibilità con la vita (es. Decapitazione), ma riguardo al comportamento da avere con pazienti terminali non c'è molta chiarezza.
So per certo che in ospedale non viene eseguita la RCP per i pazienti terminali anche perché c'è il medico che fa direttamente la constatazione della morte , ma nell'ambito domiciliare invece?
Grazie.

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franco
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Re: Rianimazione paziente terminale

Messaggio da leggere da franco »

La domanda è molto impegnativa e non c'è una risposta univoca.
Da un punto di vista biologico, quando il paziente è in condizioni terminali, è già stato fatto uno studio approfondito per cui il decesso non un imprevisto ma un un'evoluzione naturale della malattia.
La rcp ha senso, ma se il paziente non ha più i polmoni o il cervello non è funzionante cosa rianimi?

Da un punto di vista umano c'è chi accetta il decesso e si preoccupa della vita, di far vivere gli ultimi giorni il proprio familiare in modo dignitoso standogli vicino senza farlo soffrire.
All'opposto c'è il familiare che non decide, le terapie devono far vivere a tutti i costi la sofferenza non importa, che sia per motivi di credo o economici non importa, la durata delle condizioni biologiche si possono protrarre, ma non possiamo chiamalo vivere.
Nel secondo caso, blsd, 118 e via in ps.
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Decatron
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Re: Rianimazione paziente terminale

Messaggio da leggere da Decatron »

franco ha scritto:
28/05/2020, 23:17
La domanda è molto impegnativa e non c'è una risposta univoca.
Da un punto di vista biologico, quando il paziente è in condizioni terminali, è già stato fatto uno studio approfondito per cui il decesso non un imprevisto ma un un'evoluzione naturale della malattia.
La rcp ha senso, ma se il paziente non ha più i polmoni o il cervello non è funzionante cosa rianimi?

Da un punto di vista umano c'è chi accetta il decesso e si preoccupa della vita, di far vivere gli ultimi giorni il proprio familiare in modo dignitoso standogli vicino senza farlo soffrire.
All'opposto c'è il familiare che non decide, le terapie devono far vivere a tutti i costi la sofferenza non importa, che sia per motivi di credo o economici non importa, la durata delle condizioni biologiche si possono protrarre, ma non possiamo chiamalo vivere.
Nel secondo caso, blsd, 118 e via in ps.

Ti spiego il perché è nata la domanda.

Come dicevo in ospedale per i pazienti terminali (oncologici sopratutto), non veniva ovviamente effettuata la rcp perché non ha senso appunto. Arriva il medico e dichiara la morte e finisce lì.

Ma quando invece un paziente terminale è in casa ed agli sgoccioli , con il classico respiro rantolo pre morte, e poi appunto avviene il decesso e i famigliari richiedono l'RCP, possibile che l'infermiere non ha modo di opporsi a tale pratica? Diventerebbe una mancanza di rispetto per la salma oltre che una pratica inutile perché appunto non è un arresto cardocircolatorio imprevisto, è una morte naturale e prevista a tutti gli effetti.

(Chiedo per capire come comportarmi in eventuali situazioni così da tutelarmi, purtroppo sul web si dice poco o nulla al riguardo)


P.S. girando su internet ho trovato quanto segue:


La Pretura di Genova, nel 1991 ha condannato per omicidio colposo due anestesisti e tre chirurghi per non aver protratto la RCP per un tempo di almeno trenta minuti, con la conseguente morte per arresto cardiaco di un bambino di nove anni, avvenuta durante un intervento di appendicectomia.

Tuttavia la rianimazione cardiopolmonare dovrebbe essere tentata soltanto nei pazienti

che possono avere un’elevata probabilità di successo di ritornare ad una vita accettabile, evitando di provocare solamente un precario e penoso prolungamento della vita a scapito della dignità del paziente e della serenità dei familiari.

Il sanitario nel decidere se tentare o meno un intervento rianimatorio non può fare riferimento, tuttavia, all’esistenza di criteri standardizzati; ciò nonostante pur valutando la

specificità del singolo caso, possono essere tenuti presenti i seguenti fattori:

1. prognosi del paziente a medio e lungo termine;

2. conoscenza obiettiva della precedente qualità di vita del paz.iente;

qualità di vita prevedibile in termini di benessere fisico e sociale nel caso di buon esito del tentativo di rianimazione.

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