Pagina 1 di 1

Accesso venoso in pz in fase terminale

Inviato: 11/02/2018, 16:39
da Decatron
Salve.
Purtroppo ho riscontrato un problema che non ho mai avuto durante il tirocinio.

Stavo seguendo un pz a domicilio per infusione di sol. Fisiologica.

Pz con k in fase terminale, penso siano rimaste poche ore di vita.
Ho provato a reperire un accesso venoso prima con cvp e poi con butterfly, senza successo.
Ho controllato la pressione con l'apparecchio elettronico e dava errore, credo talmente bassa che non riusciva a prenderla.

I parenti hanno chiamato il medico spiegando la situazione e ha detto di annullare la terapia di fisiologica.

Ora però mi stanno venendo i dubbi .

Quando non riesco a reperire l accesso venoso è sempre ''colpa'' mia?
Perché ricordo che in ospedale durante il tirocinio spesso c'era difficoltà a reperire gli accessi venosi e si chiamava o un altro infermiere o l'anestesista .

Però in questo caso ero da solo.
È ''colpa'' mia il fallimento della terapia?
Non sono abituato all'assistenza domiciliare.

Re: Accesso venoso in pz in fase terminale

Inviato: 11/02/2018, 21:41
da franco
Ciao Decatron
Tranquillo non è certo colpa tua.

Un paziente in fase terminale può avere molte condizioni che rendono difficoltoso il posizionamento di una via venosa del tipo:
ipotensione,
pregresse chemioterapie,
fragilità dell'endotelio per cachessia.

In mancanza di una via venosa si può fare un ipodermoclisi di fisiologica, che consente un idratazione in assenza di una via venosa.

Tieni presente che se il paziente è in fase terminale, la priorità è il suo benessere, che sia tranquillo e non abbia dolore.

Re: Accesso venoso in pz in fase terminale

Inviato: 12/02/2018, 6:57
da Decatron
franco ha scritto:
11/02/2018, 21:41
Ciao Decatron
Tranquillo non è certo colpa tua.

Un paziente in fase terminale può avere molte condizioni che rendono difficoltoso il posizionamento di una via venosa del tipo:
ipotensione,
pregresse chemioterapie,
fragilità dell'endotelio per cachessia.

In mancanza di una via venosa si può fare un ipodermoclisi di fisiologica, che consente un idratazione in assenza di una via venosa.

Tieni presente che se il paziente è in fase terminale, la priorità è il suo benessere, che sia tranquillo e non abbia dolore.

Grazie per la risposta! Non essendo ancora esperto ancora non ho il concetto di responsabilità.

In questo caso si trattava di una semplice soluzione idratante per un pz ormai in fin di vita, una formalità più che una terapia vera e propria .

Ma vivamente ora mi sorge il dubbio..
Quando in futuro mi capiterà un paziente con una terapia più seria che deve essere rispettata, ed eventualmente avrò serie difficoltà a reperire l'accesso venoso..
Come comportarmi se non posso appellarmi al ''collega più esperto''?

Re: Accesso venoso in pz in fase terminale

Inviato: 12/02/2018, 7:24
da franco
Il confronto con un collega o il medico come nel caso sopra è sempre utile e corretto.
Davanti al paziente e al parente è necessario avere un linguaggio professionale adeguato.
Non si devono fare affermazioni del tipo, è sfortuna, è lei che delle vene che non si fanno prendere, o altre colpevolizzazioni del paziente o delle calamità.

Un linguaggio consono descrive le braccia e le vene in itinere.
Si posiziona il laccio emostatico e:
vedo che le vene non si gonfiano, forse la pressione è molto bassa.. L'avete già provata oggi?
Sento che ha delle vene dure, ci sono diverse flebiti, adesso cerco bene le vene che si possono usare sono poche.
È dimagrito molto? Vedo che la vena è in un solco, questo rende le vene fragili... Cambio la tecnica, spero che non si rompa la vena.

Nell'ultimo caso la variante è semplice, si mette il laccio per identificare il punto da forare, poi tutto pronto, si toglie il laccio, si fa sgonfiare la vena, si posiziona il laccio e appena la vena è forabile si agisce.

I familiari al domicilio sono molto vari, spesso comprensibili altre volte lo portano a morire in PS.
Ci vuole tatto e sensibilità per il momento difficile.

Re: Accesso venoso in pz in fase terminale

Inviato: 12/02/2018, 15:45
da Decatron
franco ha scritto:
12/02/2018, 7:24
Il confronto con un collega o il medico come nel caso sopra è sempre utile e corretto.
Davanti al paziente e al parente è necessario avere un linguaggio professionale adeguato.
Non si devono fare affermazioni del tipo, è sfortuna, è lei che delle vene che non si fanno prendere, o altre colpevolizzazioni del paziente o delle calamità.

Un linguaggio consono descrive le braccia e le vene in itinere.
Si posiziona il laccio emostatico e:
vedo che le vene non si gonfiano, forse la pressione è molto bassa.. L'avete già provata oggi?
Sento che ha delle vene dure, ci sono diverse flebiti, adesso cerco bene le vene che si possono usare sono poche.
È dimagrito molto? Vedo che la vena è in un solco, questo rende le vene fragili... Cambio la tecnica, spero che non si rompa la vena.

Nell'ultimo caso la variante è semplice, si mette il laccio per identificare il punto da forare, poi tutto pronto, si toglie il laccio, si fa sgonfiare la vena, si posiziona il laccio e appena la vena è forabile si agisce.

I familiari al domicilio sono molto vari, spesso comprensibili altre volte lo portano a morire in PS.
Ci vuole tatto e sensibilità per il momento difficile.

Quando hanno notato la mia difficoltà (dopo due buchi a vuoto, ho chiesto se avessero misurato la pressione.
Mi ha portato l'apparecchio che non è riuscito a prendere la misurazione , cosi gli ho detto ''purtroppo la pressione è particolarmente bassa al momento e ciò rende difficile reperire le vene''

Re: Accesso venoso in pz in fase terminale

Inviato: 21/02/2018, 18:43
da Pierfranco Brusati
Franco come sempre dà risposte eccezionali.
Anche io lavoro al domicilio, anche se rispetto a Decatron ho una esperienza trentennale.
Lo faccio in regime libero professionale, non ho altri colleghi, non appartengo ad uno studio infermieristico.

Sono, come lui, sempre solo.

Circa tre settimane fa, un medico di base mi ha avvisato che aveva dato i miei recapiti telefonici per una persona (definita terminale) con delle vene impossibili.
In effetti sono stato contattato. La persona era in fase terminale perchè anziana e non si riusciva a nutrirla da qualche settimana.
Le vene erano davvero impossibili.
Sono riuscito a trovare una vena su una gamba. Ma ho subito iniziato un "lavoro ai fianchi" con la figlia per far posizionare un PICC o un midline. dopodichè ho avuto la fortuna di trovare l'appoggio anche del medico di base che ha espletato le formalità con l'asl, attivando il servizio domiciliare. In 48 ore hanno poi inserito un PICC. La signora ora si fa tutte le flebo occorrenti senza essere ulteriormente "torturata", con buona soddisfazione anche dei familiari.