Qualcuno è tornato?

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azbzzz
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Qualcuno è tornato?

Messaggio da leggere da azbzzz » 21/02/2017, 13:26

Qualcuno è tornato dall' esperienza all' estero?
Scrivo questo perché nell' arco di poco tempo ho trovato tre persone tornate da Londra che tanto sembrava l'Eldorado. Motivazioni quasi combacianti: " Lavoro ce n'è, si lavora tantissimo, si guadagna molto rispetto a qui ma le spese di portano via quasi tutto anche schiacciandole e suddividendole. Alla fine si vive per lavorare. Nel Veneto vivo certo meglio che a Londra." : Sig :

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xx46it
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Re: Qualcuno è tornato?

Messaggio da leggere da xx46it » 21/02/2017, 21:30

Bella domanda. Anche io ho sentito cose così, gente che torna perchè all'estero guadagni di più, ma spendi anche di più e le ore al lavoro non si contano.
Va bene per un pò , il tempo di imparare bene la lingua o di fare un'esperienza.
Rimane chi ci trova altro oltre al lavoro.
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Ginevra
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Re: Qualcuno è tornato?

Messaggio da leggere da Ginevra » 22/02/2017, 18:32

mio figlio lavora a Londra come cuoco, da tre anni. E' partito deciso di lasciare l'Italia perchè schifato dello sfruttamento dei giovani. Con l'ultima stagione estiva, gli avevano promesso tre mesi pieni per garantire il contributo di disoccupazione. Invece, a fine Agosto, venne lasciato a casa perchè l'albergo non aveva prenotazioni, per cui perse anche la disoccupazione.
Imbufalito, partì dopo una settimana per Londra, con il solo zaino in spalla, la carta di credito e il curriculum scritto in inglese. Si adattò in un ostello per un mese e andò alla ricerca di un posto da cuoco, presentandosi di persona. Trovò subito il lavoro presso un noto ristorante inglese (lo scelsero perchè cuoco italiano). Fu messo alla prova, sotto l'occhio vigile dello chef (inglese). Ancora è là a spadellare : Chessygrin :
E' felice?
non sono sicura. Perchè?
1 si lamenta che Londra è cara
2 riesci a mettere via un pò di soldi se vivi da solo risparmiando su tutto...
3 non esiste girare con la macchina come facciamo qui in Italia
4 il lavoro per la maggior parte della gente è concentrato nel centro di Londra e la camera, in un appartamento in comune, in periferia.
5 per cui spesso devi prendere due metropolitane per andare al lavoro
6 per cui la tua vita la passi al lavoro e per gli spostamenti
7 devi fare presto ad integrarti sia con la lingua inglese e con i loro usi e costumi. Purtroppo serpeggia uno strano razzismo nei nostri confronti. : Blink :
Però, nonostante tutto, Londra è una città molto stimolante. La fidanzata di mio figlio, di origine toscana, ha vissuto i suoi primi diciott'anni di vita a Firenze e i successivi dodici in UK. Si è integrata benissimo, tant'è vero che si "sente" più inglese che italiana. Non lascerebbe Londra per nessuna ragione al mondo, anche se non riesce a risparmiare nemmeno una sterlina.
Io credo, che ci vuole tempo per adattarsi a tutti i luoghi sia in Italia che all'estero.

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Re: Qualcuno è tornato?

Messaggio da leggere da Decatron » 23/02/2017, 14:31

azbzzz ha scritto:Qualcuno è tornato dall' esperienza all' estero?
Scrivo questo perché nell' arco di poco tempo ho trovato tre persone tornate da Londra che tanto sembrava l'Eldorado. Motivazioni quasi combacianti: " Lavoro ce n'è, si lavora tantissimo, si guadagna molto rispetto a qui ma le spese di portano via quasi tutto anche schiacciandole e suddividendole. Alla fine si vive per lavorare. Nel Veneto vivo certo meglio che a Londra." : Sig :

Mi interessava anche a me questa cosa. Riporto due esperienze diverse ma sempre in UK, da due amiche.

Amica a Londra: Tornata in Italia, non reggeva la vita caotica, le spese eccessive, modalità di spostamento ecc..

Amica nel Sud (non ricordo la città ma lontano da Londra): Vita tranquilla, stipendio più che adeguato alle spese, mette da parte un bel gruzzolo, lavoro in area critica gratificante.

Onestamente questa fissa comune (non solo di infermieri) di andare a Londra proprio non la concepisco.
Consigliereste a un immigrato di andare a vivere a Milano o a Napoli, considerando il costo della vita e lo stesso tipo di lavoro? : Builder :

p.s. ah si.. ovviamente la lamenta in comune delle due è il tempo. Purtroppo.

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Lavoro e cerco...: Ci salveremo?
O la nostra professione è destinata a consumarsi tra lo stress e il burn out?
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Re: Qualcuno è tornato?

Messaggio da leggere da CitizenT » 24/02/2017, 10:11

A mio avviso, il fascino di Londra è legato a questo aspetto cinematografico di grande metropoli.
E la visione della città secondo me cambia a seconda del motivo per cui si è in loco.
Per esempio: a me piace la musica e, quando non lavoro, faccio concerti e registro dischi.
Se decidessi di provare a fare il musicista, Londra sarebbe veramente l'Eldorado.
Ma da infermiere... Non so. Non riesco ad uscire da un certo scetticismo.
Ho anch'io ex colleghe che hanno provato questa via , ma ho sempre l'impressione - parandoci assieme - che sia più una necessità di esperienza di vita unita all'apprendimento della lingua (quest'ultima cosa è oro colato... è l'unico motivo per il quale andrei, visto che noi italiani siamo trogloditi nel parlare altre lingue).
Mi dicono però che la sanità inglese sia organizzata per compiti e non per obiettivi, ma l'ho solo sentito dire. Non mi sono mai interessato di persona ma, se così fosse, non credo si tratti di questo grande passo in avanti per la sanità.
Ps: se devo vivere per lavorare, a questo punto me ne sto in Veneto, dove almeno conosco i miei nemici. ;)
Sto come sto,
mi passa poco sotto al mento, non cambio zona,
c'ho un'occasione ma per il momento resto...

cit. Lou x - Come l'occasione (A volte ritorno - 1995)

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Re: Qualcuno è tornato?

Messaggio da leggere da skyes » 25/02/2017, 1:02

Ciao ragazzi,

Mi risulta che anche il nostro amico : che aveva condiviso con il forum il video del proprio inserimento soddisfacente a Londra, stimolando tutti a partire, se ne sia andato.
Ma non per tornare in Italia, bensi per un'offerta di lavoro in Svizzera, Cantone Ticino.

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Re: Qualcuno è tornato?

Messaggio da leggere da skyes » 25/02/2017, 9:54

Credo sia necessario disilluderci dal trovare il posto di lavoro ideale dove sentirsi come a casa propria.
E' necessaria una buona dose di adattamento e di evoluzione nel m odo di pensare il vivere.
Con questo si potra' raggiungere un po' di pace, abbandonando la battaglia interiore che ci logora e ci porta ad essere vagabondi insoddisfatti.

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Re: Qualcuno è tornato?

Messaggio da leggere da CitizenT » 27/02/2017, 11:26

skyes ha scritto:Credo sia necessario disilluderci dal trovare il posto di lavoro ideale dove sentirsi come a casa propria.
E' necessaria una buona dose di adattamento e di evoluzione nel m odo di pensare il vivere.
Con questo si potra' raggiungere un po' di pace, abbandonando la battaglia interiore che ci logora e ci porta ad essere vagabondi insoddisfatti.
Pienamente d'accordo ma negli ultimi anni - in tutto il mondo del lavoro e non solo nell'infermieristica - ci hanno fregati da tutte le direzioni con la faccenda dell'essere adattabili.
Ricordo un discorso di Elsa Fornero: "Non bisogna mai essere troppo "choosy" (schizzinosi, ndr), meglio prendere la prima offerta e poi vedere da dentro e non aspettare il posto ideale".

Peccato che chi ha prodotto questa frase sia la solita politica con la poltroncina sicura.
Purtroppo si è un po' infranto il limite tra l'essere adattabili e disonorare sé stessi. E purtroppo, quando abbiamo colleghi troppo adattabili, siamo automaticamente fregati anche noi, che dobbiamo tenere il passo.
Però la tua affermazione di base la condivido.
Ciao!
Sto come sto,
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c'ho un'occasione ma per il momento resto...

cit. Lou x - Come l'occasione (A volte ritorno - 1995)

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Re: Qualcuno è tornato?

Messaggio da leggere da skyes » 03/03/2017, 18:31

Forse sono stata tropo vaga nello spiegarmi.
Quando parlo di adattamento, in questa sezione, mi riferisco nello specifico alla Nazione in cui vado a lavorare.
Adattamento alla cultura del posto, al di la' del lavoro.
I pro e i contro lavorativi ci sono ovunque: in Italia e all'estero.
E io non mi riferivo affatto all' adattarsi al primo lavoretto scomodo che si trova, bensi all' avere la forza di andare anche all'estero.
Imparando ad adattarsi ad altre culture e ai diversi modi di concepire il vivere.

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