Flebite da ago cannula, cosa fare?

Non esiste un solo modo per eseguire una tecnica, esiste la tecnica giusta per il tuo assistito. Le foto sono utili per spiegarsi meglio, ma ricorda di chiedete l'autorizzazione del paziente e spiegate il caso per bene.
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franco
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Flebite da ago cannula, cosa fare?

Messaggio da franco »

L'ago cannula è usata come unica possibile strumento per fare fleboclisi e farmaci endovena.
Un alternativa è usare un butterfly ogni volta il sistema non causa flebiti ed è un fastidio inferiore ad un iniezione im.
Un altra alternativa è d alta tecnologia e prevede l'uso di cvc.
L'ago cannula può restare in vena anche 1 mese, mi è capitato di vederlo in un paziente solo. Ma poi in un post anche una collega che ne ha a avuto una cura maniacale ha confermato 1 mese.
Il cvp santo Graal?
Tanti colleghi vedono il cvp che dura 2-3 giorni poi flebite.
Quindi la domanda, cosa fare?
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Re: Flebite da ago cannula, cosa fare?

Messaggio da franco »

Faccio un up
Da giovane infermiere il primo pensiero che avevo era semplice, è colpa mia.
Adesso visto che ho vissuto in un periodo dove mettevi un cvp e lo toglievo alla dimissione mi viene da dire e se fossero i dispositivi che sono sbagliati?
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Davidegiustivi
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Re: Flebite da ago cannula, cosa fare?

Messaggio da Davidegiustivi »

Buongiorno a tutti
Mi presento : sono davide giustivi , infermiere , mi occupo di accessi vascolari ...aggiungerei il mio contributo: i Piv sono cannule che , per disposizione di legge , sono inseriti nella classe cosiddetta a breve termine , con una durata massima di 30 gg.
Tuttavia le indicazioni fornite dall’Ebm giudicavano corretto un utilizzo sino a 72-96 ore fino al 2011 dopodiché nelle successive linee guida viene specificato che é meglio sostituirlo non più di routine ma solo quando é clinicamente indicato.
Ad oggi l’indicazione unanimemente riconosciuta é che posso stare in sede per tempo max 7 gg ( anche se si dibatte molto su questo tema ) . In italia , non esistono banche dati circa l’efficacia e complicanze di tale dispositivo ma , seguendo i documenti ( articoli, consensus , ricerche epidemiologiche di altri paesi ) risulta che , e io concordo pienamente, le complicanze , sia infettive che meccaniche sono presenti in percentuali molto significative
Ne potremmo parlare per giorni ma credo che tutto in un solo post annoierebbe a morte 😅, un caro saluto e a disposizione per discuterne insieme
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Re: Flebite da ago cannula, cosa fare?

Messaggio da franco »

Ciao Davide
Io penso che analizzando le cose, le tecniche da diversi punti di vista si possa fare chiarezza e spero suggerire qualche idea alle nuove generazioni per fare ricerca vera per gli infermieri e non solo per le riviste.

Le linee guida del CDC di Atlanta del 2002 "Guidelines for the Prevention of Intravascular Catheter-Related Infections" è stato uno dei primi documenti recepiti ed applicati.
Presi dall'entusiasmo tutti a pensare "è un documento americano vuoi che si sbaglino?".

In realtà se riguardi in modo critico quel documento è molto generalista e offre raccomandazioni per tutti, adulti bambini e cateteri venosi periferici (cvp), troppo, come fanno ad essere esperti di tutto?

La mia ignoranza dell'epoca è che quando leggevo cvp pensavo alla sola ago cannula.

All'epoca nessun infermiere faceva ricerca sulle flebiti e ancora meno se i cvp provocavano le infezioni vascolari CRBSI.
In mancanza di dati vuoi che si sbaglino avremo lo stesso problema in Italia, in fondo loro spendono tanto e tutti a rimuovere cvp a fare fori a gratis. E intanto le aziende produttrici si sfregavano le mani. Quelle dei cvp che hanno raddoppiato la produzione e quella dei CVC che hanno visto un aumento di vendite.
In oncologia è successo così.
Il fluorouracile brucia la vena dopo che è stato infuso in periferico ma nei giorni successivi non subito, facevo 5-7 gg di terapia e al rientro il paziente non aveva la vena, per ordine aziendale si rimuove il cvp a 3 gg e si usano 2 vene ad ogni ciclo, ovviamente il paziente non ha 12 vene sacrificabili e quindi per un infusione periferica tutti all'impianto del CVC/PICC.

Il Italia nessuno sapeva come posizionavamo i cvp e se erano gestiti bene, ci hanno resettato come delle macchine e senza badare all'interesse del paziente.
Questo ci porta ad una prima osservazione:
le procedure e raccomandazioni create dalla direzione e senza dati alla mano, provocano dei danni e sono costose.

Io ammetto il mio errore leggo una linea guida e cerco l'argomento:
Cateteri venosi periferici
La sostituzione programmata di cateteri intravascolari è stata proposta come metodo per prevenire la flebite e le infezioni correlate al catetere. Gli studi sui cateteri venosi periferici corti indicano che l'incidenza della tromboflebite e della colonizzazione batterica dei cateteri aumenta quando i cateteri vengono lasciati in posizione> 72 ore ( 66,67,127 ). Tuttavia, i tassi di flebite non sono sostanzialmente diversi nei cateteri periferici lasciati in posizione 72 ore rispetto a 96 ore ( 128 ). Poiché la colonizzazione della flebite e del catetere è stata associata ad un aumentato rischio di infezione correlata al catetere, i siti di catetere periferico corto vengono comunemente ruotati ad intervalli di 72-96 ore per ridurre sia il rischio di infezione sia il disagio del paziente associato alla flebite.
Tradotto da google https://www.cdc.gov/mmwr/preview/mmwrhtml/rr5110a1.htm

Ma il titolo, la nicchia in cui si doveva applicare la linea guida erano le infezioni vascolari, cioè gli americani hanno un problema di infezioni vascolari e perchè gestiscono i cvp male e devono metterci una toppa, hanno sentito il problema e hanno fatto una linea guida.

Ma quale fosse la realtà italiana in merito a complicanze non è noto e non lo sarà perchè dopo il reset, adesso abbiamo preso gli stessi problemi.

Il risultato di quelle raccomandazioni ancora oggi viene ignorato, i pazienti fanno flebiti e sepsi e nessuno ha il dubbio che tutto sia partito da allora?
Nessuno rileva dati.
Credo che se ne debba parlare altrimenti che senso ha definirsi professionisti ed avere un codice deontologico?

Una parentesi:
mi piace seguire i convegni medici, e ogni volta sono critici e spaccano le ossa a chi scrive linee guida e non si riescono ad applicare sul paziente reale.
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Re: Flebite da ago cannula, cosa fare?

Messaggio da franco »

La linea guida nel 2002 riportava anche:

Sistemi di catetere intravascolare senza ago
I tentativi di ridurre l'incidenza di lesioni acute e il conseguente rischio di trasmissione di infezioni trasmesse per via ematica agli operatori sanitari hanno portato alla progettazione e all'introduzione di sistemi di infusione senza ago. Quando i dispositivi vengono utilizzati secondo le raccomandazioni dei produttori, non influenzano sostanzialmente l'incidenza di CRBSI ( 160-167 ).

Quindi i tappini devono essere usati secondo le indicazioni del produttore che sono assenti o non sono introdotte dalla stessa azienda sanitaria perchè molte volte c'era scritto di sostituirli ogni volta.

La raccomandazione sopra è poi una menzogna, uno spot pubblicitario per vendere tappini ed ha funzionato benissimo.
Ed ha funzionato benissimo da quegli anni è iniziata la diffusione di un presidio molto delicato da usare come se niente fosse.

Infatti poco dopo dopo le LG riporta:
B. Dispositivi intravascolari senza ago
1. Sostituire i componenti senza ago almeno con la stessa frequenza del set di amministrazione ( 160--162, 164--167 ). Categoria II
2. Sostituire i tappi non più frequentemente di ogni 72 ore o secondo le raccomandazioni del produttore ( 160.162.165.166 ). Categoria II
3. Assicurarsi che tutti i componenti del sistema siano compatibili per ridurre al minimo perdite e rotture nel sistema ( 163 ). Categoria II
4. Ridurre al minimo il rischio di contaminazione pulendo la porta di accesso con un antisettico appropriato e accedendo alla porta solo con dispositivi sterili ( 162.163.165 ). Categoria IB

La raccomandazione n.1 ci dice che il tappino a pressione deve essere parte del deflussore e non dell'ago cannula ed è possibile in oncologia dove il tappino a pressione che deve essere sostituito perchè è collegato al deflussore per creare delle rampe per infondere CT e quindi non va più scollegato.
I tappini sono il componente che ha bisogno delle 72 ore, gli studi del 2008 sul giudizio clinico dell'infermiere non indicano che device è stato utilizzato
I tappini sono dei dispositivi a protezione dell'operatore non del paziente, per il paziente sono inutili e sono porte che favoriscono l'ingresso dei microrganismi e la loro crescita.

Le prime linee guida tuttologhe e confuse solo per caso?
Come diceva un grande, "A pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina" nel 2011 nell'aggiornamento riportano che le LG del 2002 non sono evidence based e poi riportano tutte le collaborazioni degli autori con le aziende dei device, quasi tutti.

Il parlarne o scrivere è utile perchè in Italia abbiamo tanti colleghi pensanti e di buona volontà che se condividono tecniche ed esperienze possono consentire ad arrivare ad un sistema ottimale.

Non trovi?
Scusa se sono stato prolisso.
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Re: Flebite da ago cannula, cosa fare?

Messaggio da franco »

Due documenti molto belli
https://higherlogicdownload.s3.amazonaw ... awa_RN.PDF
Presenta molte informazioni sui nedlelees

Poi anche questo
https://nursing.ceconnection.com/ovidfi ... -00023.pdf
Che a pag 8 riporta:
Infection. Shortly after their introduction in the early 1990s, needleless connectors were associated with rising rates of CRBSI.1, 2, 6
Allegati
Jan_2014_Nadine_Nakazawa_RN.PDF
Slide pdf needleless
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00000446-201211000-00023.pdf
pdf needleless CE
(948.43 KiB) Scaricato 88 volte
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Davidegiustivi
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Re: Flebite da ago cannula, cosa fare?

Messaggio da Davidegiustivi »

buongiorno Franco
si, scusami....in effetti non ho capito benissimo tutto il lungo post😅😅😅
però mi sento comunque di fare delle considerazioni, sperando che siano pertinenti.
concordo pienamente sul fatto che , spesso, ci sia un confine sottilissimo tra la ricerca e la pubblicazione ( a qualsiasi titolo ) e il mercato, devo anche dire però che una lettura critica della letteratura fatta in maniera equilibrata ( cioè senza prendere tutto per oro colato , ma anche senza decidere a prescindere che ci sia una strategia di marketing alle spalle) possa aiutare a districarsi meglio nel mondo complesso dell'"apprasail".
discorso diverso ( ed atteggiamento differente ) tengo quando leggo delle linee guida , siamo nell' era EBM è recepire LG è fondamentale per orientarsi nella nuova e complessa realtà sanitaria.
poi, CDC si occupa di infezioni ed è normale che veda tutto utilizzando la chiave di lettura " infezioni", esistono però altre pubblicazioni che riprendono il tema " accessi venosi " in maniera più globale. Ad esempio gli standard 2016 di iNS e RCN, queste ultime , peraltro sono state recepite anche in Italia nei primi e , per alcuni aspetti, primitivi documenti italiani su questi temi : le buone pratiche SIAARTI ( che però non trattano di PIV) e lo statement di SIMEU ( che però affronta il discorso prevalentemente nell'ambito dei pronti soccorsi).
tornando ai PIV.....il tema è complesso, e parlare di flebite è abbastanza generalista....ad esempio , di che flebite stiamo parlando? chimica ? ed allora mica centrano i PIV , c'entra chi li posiziona per infusioni di farmaci non compatibili....Infettiva? anche qui i PIV condividono la loro " colpa " con chi li posiziona....cioè , sicuramente sono vulnerabili agli attacchi di microorganismi ma la questione è intrigante ...se venissero posizionati con più cura darebbero risultati migliori? io credo che probabilmente la risposta sia SI, discorso lievemente diverso per le flebiti meccaniche, i PIV sono decisamente dispositivi mediocri poiché hanno , ma è tutto sommato giusto che sia così...in fondo si potrebbero chiamare " entry level: venipuntura traumatica perché la tecnica di costruzione è " coassiale " ( o meglio " over the needle" ), perché spesso i materiali sono scadenti , o meglio per scelte industriali dettate dal bisogno di contenere il prezzo , e poi perché , ma qui c'entriamo noi utilizzatori, noi infermieri ancora non riusciamo a non cedere al fascino del " fisting" inserendo cose " grossissime " senza nessuna considerazione ne del reale bisogno clinico , ne delle dimensioni delle vene che buchiamo.
a presto
davide
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Re: Flebite da ago cannula, cosa fare?

Messaggio da franco »

Ciao
Cosa intendi per PIV?
Ho trovato la definizione di PIV = Cateteri venosi periferici “semplici” nel documento http://www.osservatoriosanitaesalute.or ... VENOSI.pdf

Anche se in altri articoli erano definiti PIVC dove il c è per corti.
Ho fatto una velocissima ricerca e ho trovato PIVC, AVP e CVP che sono la stessa cosa.
Tu intendi le agocannule lunghe e i midline?
Perchè PIV è anche l'acronimo di Figura 1. Visual Infusion Phlebitis Score
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Re: Flebite da ago cannula, cosa fare?

Messaggio da franco »

Un osservazione
Non credo che esista un dispositivo mediocre a priori, può essere scadente se fatto male ma ci sono dispositivi più o meno appropriati.

Come hai detto l'infusione di soluzioni non adatte causa flebiti e spesso ci riferiamo all'osmolarità.
Caso particolare è il liposin la soluzione di lipidi dove invece l'osmolarità è adatta ma deve avere altre proprietà irritative perchè da flebiti e stravasi con facilità.

Mentre con le lesioni da pressione ci sono rilevazioni e ricerche con i cvp ci sono più acronimi che modelli di cvp ogni società scientifica fa il suo e secondo me si appropriano di qualcosa che dovrebbe essere prettamente infermieristico.
cvp che vedo di solito sono come da foto o con la prolunga e otturatori.
ago-cannula-tappino.jpg
Oppure più facili da mettere e gestire le bd intima.
bd-intima.jpg
Concordo con l'osservazione che ci sono flebiti di diversi tipi e dovrebbero essere un campanello di allarme per l'infermiere che deve migliorare la propria manualità e la sorveglianza del paziente.

Flebiti da traumatismo, da farmaco, da trombosi che possono dare tvp dell'arto superiore e batteriche che possono progredire fino a celluliti (infezione del sottocute a tutto spessore).

Possiamo distinguerle dall'aspetto e c'è anche la VIP score, che non ho mai usato perchè se il paziente ha una flebite il cvp va rimosso.
vip-score.jpg
La flebite nei casi più seri può progredire in TVP e infezione locale profonda (cellulite), poi dovrebbe essere il primo segnale che arriveranno anche CRBSI (Catheter-related bloodstream infection).

Quindi davanti al paziente con flebite cosa facciamo?

Vero che si devono distinguere ma quello che ho visto fare è:
-niente
-gentalin beta
-reparil gel
-luan
-impacco caldo umido

Il problema è la prima opzione che mi lascia perplesso, la flebite come complicanza di una tecnica infermieristica richiede che sia scritta in consegna e riportata al medico di reparto per le cure del caso, o va bene ignorarla?
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Re: Flebite da ago cannula, cosa fare?

Messaggio da franco »

Davidegiustivi ha scritto: sab dic 07, 2019 1:11 pm buongiorno Franco
.....spesso, ci sia un confine sottilissimo tra la ricerca e la pubblicazione ( a qualsiasi titolo ) e il mercato, devo anche dire però che una lettura critica della letteratura fatta in maniera equilibrata ( cioè senza prendere tutto per oro colato , ma anche senza decidere a prescindere che ci sia una strategia di marketing alle spalle) possa aiutare a districarsi meglio nel mondo complesso dell'"apprasail".
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Vedi il confine fra marketing e ricerca non esiste, il dott. Cartabellotta del gimbe più volte richiama l'attenzione sui rischi.
La produzione di un prodotto passa attraverso la ricerca e le prime raccomandazioni sono del produttore che sono esperti e specialisti della metodologia (avendo budget miliardari) e poi ci troviamo il caso avastin/lucentis che mostra come nel privato l'anima economica possa prevalere.
Allo stesso modo chi fa ricerca infermieristica pura e produce articoli originale è una mosca bianca e non ha sufficiente visibilità.
La critica alle raccomandazioni EBP è obbligatoria altrimenti non ci sarà mai un percorso di miglioramento.
Se ti capita di seguire un convegno di medici le critiche e le richieste di migliorare ci sono sempre, ad esempio gli epatologi e gli studi sui nuovi farmaci realizzati su pazienti che non rappresentano i pazienti reali, i radioterapisti che chiedono il miglioramento di modelli di ricerca adatti a strumenti di 30 anni fa.
Noi abbiamo linee guida di riferimento, ma non abbiamo una cultura che valorizza la ricerca di base che produce conoscenze su pazienti reali, il risultato è che ognuno applica le evidenze come meglio crede.
Qualche tempo fa un gruppo di lavoro di oltre 100 infermieri ha prodotto delle raccomandazioni italiane per gli accessi vascolari. La critica di un associazione mai sentita che mai ha prodotto nulla ne ha portato alla cancellazione del documento online da parte dell'aiom (reperibile sul sito del gavecelt).
Ad oggi dopo 17 anni dalla comparsa delle linee guida e malgrado gli aggiornamenti delle stesse ci troviamo che un punto di riferimento è YouTube dove ci sono almeno 10 tecniche diverse di posizionamento di un cvp.
La cosa peggiore è l'abitudine ad una complicanza come la flebite e mi piacerebbe sapere chi la documenta in cartella e chi attua della terapie per ridurre il disagio ed i rischi che si trasformi in una cellulite.
L'accettazione di una complicanza come inevitabile porta ad una non ricerca della migliore tecnica e non è accettabile per questo le critiche pungenti.
Scusate l'off topic,
quindi flebite, che fate sul paziente reale?
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